Pubblicato da: Giacomo | 7 aprile 2009

Lavorare per costruire e non per distruggere.

Ho ricevuto un bellissimo messaggio, che pubblico senza citarne la fonte, dato mi è stato recapitato nella pagina dei contatti.

Ecco… il corso è finito, abbiamo abbassato le tapparelle e spento le luci. Un minuto prima un impercettibile flash ci ha colto mentre finivamo di smontare un telaio, una sola foto, l’ultima e solo al gruppetto esiguo che non ha avuto il coraggio di allontanarsi in anticipo. Con un nodo alla gola, mentre reggevamo il pesante borsone, Rosaria ha fatto girare le chiavi nella serratura ed in silenzio siamo andati al comune di Vaiano a riconsegnarle.
In un incontro di fine corso, a cui hanno partecipato oltre al gruppo, il comune di Vaiano, la FIL, la Confartigianato, il dott. Del Campo ha ricordato di quanto sia importante in ogni scelta, almeno tentare di trattenere strette nella mano, le realtà della vita e di quanto sia facile farsi voltare dal vento del sentimentalismo. Giacomo Fiaschi, con tono sommesso, ci ha ricordato di come non sia impossibile coltivare e raccogliere, che se è importante la qualità del seme, del terreno che lo accoglie, dell’attenzione necessaria, del lavoro indispensabile e che quando occorre non può venir meno, questo, tutto questo, può soltanto muoversi se spinto da una volontà personale, le cui radici non saprei trovare se non in un trasporto emotivo.
E’ il ventuno di marzo, in questo momento una folata di granelli di neve si mischia ai fiori del susino, e non c’è ormai dubbio che la temperatura rigida di questi giorni brucerà le ultime gemme.

Dopo averlo letto e riletto mi è sembrato importante commentarlo. E’ un messaggio che testimonia una volontà di essere, di fare e di reagire. Un messaggio che, seppure con il realismo di chi sa guardare la realtà senza lasciarsi trasportare dal sentimento, non chiude le porte alla speranza. E’ il messaggio di una persona positiva. Un messaggio al quale deve giungere risposta perché non può, non deve restare senza risposta.

Ma è giunto anche un altro tipo di messaggio, da parte di qualcuno che non ha scelto di manifestarsi, e che, al contrario, ha preferito lavorare ai fianchi, di nascosto, per distruggere tutto quello che stava nascendo intorno a lui.

E anche a questo messaggio, subdolo e vile, conviene rispondere, anzi è doveroso rispondere.

Di fronte alle difficoltà della crisi che sta attanagliando la nostra città in una forma mai conosciuta prima d’ora occorre mettere in gioco le migliori risorse che abbiamo, fare appello a tutte le nostre forze per reagire in modo virtuoso e costruttivo.

Non è lo stato che può risolvere i nostri problemi. Non spetta allo stato il compito di creare progetti di vita, immaginare un futuro possibile.

Le sole forze sulle quali si può, e si deve, contare sono le nostre. Abbiamo progettato il corso di formazione prima dell’esplosione della crisi mondiale, quando già Prato conosceva le difficoltà di una crisi locale senza precedenti. Abbiamo terminato il nostro percorso in un clima di generale depressione dovuto all’esplosione della crisi mondiale e al conseguente acuirsi delle difficoltà locali.

C’è stata tanta buona volntà da parte di ciascuno per ottenere il massimo.

Ma non è mancato -e duole dirlo- chi ha lavorato, sin dall’inizio, per demolire quello che era stato appena costruito.

E’ una vecchia storia. C’è sempre qualcuno che pensa di poter risolvere i propri problemi esistenziali creandone di nuovi, favorendo un clima di generale depressione che gli permette di trasformare la sua, di depressione, in aggressività rabbiosa, capace di gettare discredito su tutto e su tutti, di fomentare dissenso su qualsiasi proposta costruttiva.

A chi sceglie di comportarsi in questo modo non ci sono molte cose da dire. Occorre rispondere con i fatti, con il realismo di chi si alza ogni mattina con la volontà di darsi da fare per cambiare in meglio il mondo che ha davanti a sé.

Noi sappiamo andare avanti. Sappiamo cosa significa risollevarsi da una sconfitta senza aspettare che piova un panierino dal cielo con la soluzione a tutti i nostri problemi.

Sappiamo che aspettare una soluzione che arriva “dall’alto” ètipico di chi si aspetta di trovare non un lavoro ma assistenza.

Chi ha dignità non si aspetta assistenza, si dà da fare e solo allora, dopo essersi messo in gioco sul serio, ha titolo per poter chiedere -e all’occorrenza esigere- alla comunità ogni sostegno, ogni assistenza a realizzarsi al meglio. In questo caso -e solo in questo caso- ne ha diritto.

Ma chi si è specializzato solo nella protesta, nell’arte del dissenso, nell’esercizio della calunnia e del discredito non merita nulla. Se è senza lavoro è solo ed esclusivamente colpa sua, e farebbe bene a contestare se stesso, a criticare il proprio malanimo, a fare, insomma, un approfondito “esame di coscienza”, prima di scagliarsi contro chi propone di rimboccarsi le maniche.

Per uscire dalle difficoltà non servono a nulla i semoni e le critiche di questa gente.

Per uscire dalle difficoltà serve coraggio, dignità, autostima e voglia di impegnarsi mettendosi in gioco.

Tutto il resto è disfattismo, puro e semplice disfattismo che serve solo a trovare nella depressione l’unico rimedio ai propri malesseri.

Oggi abbiamo bisogno di gente che ama costruire. Dei distruttori professionisti possiamo fare volentieri a meno, soprattutto quando siamo impegnati a cercare la strada per risolvere, con l’umiltà e la tenacia del lavoro quotidiano, i problemi.

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