Pubblicato da: Giacomo | 13 marzo 2009

Di fronte alle difficoltà.

La nostra comunità sta vivendo momenti di grande difficoltà e i problemi che tutti devono affrontare per cercare di andare avanti si sono moltiplicati ed inaspriti.

prato0Di fronte a queste cose occorre reagire. Reagire ed agire. Anche noi, nel nostro piccolo, diamo la nostra risposta. Con l’impegno ad apprendere qualcosa che possa permetterci di svolgere un lavoro.

Una cosa però dovremo cercare di capire: è finito, e forse è finito per sempre, il tempo dell’occupazione garantita, del posto fisso, dell’industria che assorbe uomini e donne senza volto e senza identità proponendo loro un “salario” e un contratto che permette di pianificare, sia pure in modo modesto, ma “sicuro”, il proprio avvenire in cambio di un lavoro che spesso “nobilitava” soprattutto, se non solo, perché permetteva di portare a casa una busta paga.

I tempi sono cambiati e cambieranno ancora di più. Nulla, dopo questo terremoto, tornerà ad essere com’era prima. Occorre rimboccarsi le maniche e chiedere a chi ha la responsabilità di fare le leggi, di lavorare parecchio e nell’interesse di tutti. Occorre rimuovere la barriera d’accesso all’imprenditorialità.

Troppe persone, che potrebbero svolgere egregiamente un’attività in proprio come artigiani per esempio, al solo pensiero di mettersi in proprio sono terrorizzate.

Terrorizzate da uno stato che ti guarda subito in cagnesco e si fa presente solo per inviarti la guardia di finanza ancor prima che tu possa metter mano agli attrezzi di lavoro, come se fossi un criminale, un malvivente o un farabutto da tener d’occhio.

Terrorizzate da un’amministrazione pubblica che ti sta col fiato sul collo per cercare di ottenere, prima ancora che tu cominci a lavorare, una sorta di ammissione di colpevolezza per il solo fatto che osi metterti in proprio, obbligandoti ad una trafila burocratica assurda e pesantissima solo per costruire una montagna di carte senza le quali la tua libertà d’impresa è zero.

Terrorizzate da un assalto massiccio delle categorie professionali (notai, commercialisti, fiscalisti e avvocati prima di tutti) la cui consulenza (non sempre offerta a prezzi popolari), si rende obbligatoria proprio a causa della complessità di leggi, leggine e normative che sembrano inventate apposta, più per garantire il lavoro a queste stesse categorie che il raggiungimento di un bene comune.

Insomma, se vogliamo davvero trovare una via d’uscita dalla situazione drammatica dei nostri giorni, dobbiamo essere pratici, e mettere in conto anche la possibilità di investire su noi stessi, mettendo su un’impresa, un laboratorio artigiano, un’attività insomma, che ci permetta di vivere onestamente e decorosamente.
Per farlo abbiamo, tuttavia, necessità che vengano rimossi, e al più presto e in modo radicale, tutti quegli ostacoli che oggi rendono questa prospettiva semplicemente spaventosa.

Dobbiamo riuscire a chiederlo con forza e fermezza a tutte quelle persone alle quali abbiamo dato mandato di rappresentarci nelle istituzioni, dal parlamento nazionale fino al consiglio di quartiere.

Soprattutto a chi ha perso il lavoro e pensa di metter su un’attività in proprio per continuare a vivere deve essere data non solo la possibilità di poterlo fare con procedure semplificate e a costo zero, ma anche ogni garanzia ed ogni supporto, eliminando tutto il fardello che viene tuttora imposto a chi decide di fare impresa.

Oggi trovare un lavoro è diventato impossibile e sta diventando sempre meno facile mantanere il lavoro nell’industria. Si profilano anni duri e difficili. Dobbiamo prepararci ad affrontarli nel solo modo degno di persone libere e di buona volontà: rimboccandosi le maniche.

Il tempo delle chiacchiere è finito, il tempo delle proteste e delle rivendicazioni scritte a tavolino e recitate nelle piazze anche. Oggi è tempo di fare, di costruire. E questo si può far solo se siamo capaci di abbinare alla concretezza di un realismo senza fronzoli ideologici l’audacia di un sogno, la cretività delle idee, l’entusiasmo del voler vincere una lotta contro le sfide che la vita ci presenta. Non si tratta di ottimismo. Si tratta di buon senso.

Quello stesso buon senso che chiediamo di usare a chi ha responsabilità di governo, locale e nazionale.

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