Pubblicato da: Giacomo | 31 dicembre 2008

Buon Anno a tutti (anche agli asinelli di Jean)…

asinoUn sincero e cordialissimo augurio di felice anno nuovo a tutti.
L’anno che si chiude è l’anno della “crisi”.

Questo termine, che dervia dal greco “krisis”, significa, in origine, due cose.

  • La prima indica l’atto fisico della “divisione” vale a dire della “separazione” d’una cosa da un’altra quando tutto è accatastato in un mucchio. Un po’ come faceva il vecchio “cenciaiolo” con la cernita: da un solo mucchio di stracci ne formava tre, quattro, o cinque a seconda del critierio di divisione, di volta in volta adottato (colore, materia prima etc.). Curioso, nella cernita per colore, il nome che veniva dato al mucchio del colore indefinibile (il più delle volte a causa dell’estrema varietà dei colori dello straccio): il “rossino”. A Prato qualcuno ancora oggi, per indicare qualcosa di incerto, di poco definibile o di scarsa leggibilità, dice “lo butto n’immonte de’rrossino” (lo butto nel monte del rossino)…
  • La seconda è strettamente imparentata (da un’analogia di proprozione) alla prima, e sta ad indicare l’atto del discernere, da un punto di vista logico formale, il vero dal falso, e da un punto di vista etico il bene dal male. E poi, naturalmente, il bello dal brutto, il buono dal cattivo e via di questo passo.

Il più delle volte questo “distinguere” porta la persona a vivere uno stato d’animo particolare, detto per l’appunto “critico” (da “crisi”) che lo pone nella stessa posizione in cui si veniva a trovare l’Asino di Buridano.

Giovanni Buridano, o meglio Jean Buridan era un simpatico giovinotto il quale, nato in Francia alla fine del 1200 e scomparso -pare- nel 1358 quando aveva si e no una settantina d’anni, fu talmente appassionato di filosofia e di logica che divenne “maestro delle arti” e rettore dell’università di Parigi. A quei tempi l’università era ancora una cosa seria: quattrini pochi ma testa tanta…

Orbene il nostro Jean dedicò parecchio del suo tempo e delle proprie energie intellettuali per descrivere una teoria che avrebbe trovato, secoli più tardi con la scoperta del “principo d’inerzia”, importanti riscontri nelle scienze sperimentali: la cosiddetta “teoria dell’impeto”.

Dopo la sua scomparsa un anonimo insegnante, per far meglio comprendere ai suoi giovani allievi questa teoria di Jean, escogitò un paradosso (nella migliore delle tradizioni filosofiche dell’antica grecia) diventato famoso al quale va riconosciuta un’indiscutibile efficacia (anche se qualcuno afferma che banalizza pesantemente il pensiero di Buridano): quello dell’asino che, posto di fronte a due mucchi di fieno perfettamente equidistanti fra loro e dall’asino stesso, non sapeva scegliere quale iniziare a mangiare e andò a finire che, nell’incertezza, morì di fame.

Se l’anno vecchio è stato l’anno della crisi c’è da augurarsi che il nuovo anno sia l’anno dell’ “impeto”, delle scelte coraggiose e innovative, della rifondazione e della riscoperta dei valori.

Se non sarà così difficilmente potremo uscire dallo stato di “crisi” e rischiamo di far la fine dell’infelice ciucciariello al quale mancò forse il coraggio o forse la fantasia d’inventarsi un modo meno convenzionale e rigoroso di quello cervellotico, tipico dei teorici di tutti i tempi, e seguire la via dell’istinto, percorrendo un cammino che è proprio dell’uomo e che nessun microprocessore può compiere.

Voglio proporvi, in chiusura, questa gustosissima vignetta che rappresenta un’interessantisima e spiritosa variante del paradosso dell’ Asino di Buridano e che esprime, da sola, grandi verità che, con le parole, nessun filosofo o letterato riuscirebbe a esprimere in modo altrettanto sintetico ed efficace:

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Responses

  1. Dovremo con impegno fare della “crisi” un’occasione -del resto il rinascimento nasce nel medioevo-. Auguri per trovare dentro noi stessi la forza e la volontà dell’agire nei nostri passi quotidiani e nel nostro progetto del futuro.


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