Pubblicato da: Giacomo | 11 dicembre 2008

“Quello che…”

coraggioSi conclude  questa esperienza. E’ stato bello vivere insieme giorni di cooperazione nell’impegno ad imparare. Ci siamo conosciuti fra noi e abbiamo imparato che ci sono cose, nella vita, che si possono apprendere anche quando sembra “troppo tardi”.

Fra le cose che abbiamo appreso in questi sessanta giorni forse la più importante è questa: se lo vogliamo davvero, si può riuscire a fare

  • quello che “non sembrava possibile”
  • quello che “non ci sarebbe mai venuto in mente di prendere in considerazione”
  • quello che “quante volte ci era capitato di avere sotto gli occhi e non ci se n’era neanche accorti”
  • quello che “belle queste cose ma chissà come si fa a farle”
  • quello che “mi piacerebbe imparare ma non ho tempo”
  • quello che “sarebbe proprio un mestiere adatto a me ma come si fa…”

… insomma ci siamo resi conto che basta volerlo, volerlo davvero e quello che sembrava quasi impossibile diventa possibile.
Ora che il corso è a fine resta la consapevolezza che possiamo imparare a fare cose che non avevamo mai fatto prima. E che esistono cose che non si finisce mai d’imparare a fare. Cose che chiedono d’esser fatte sempre meglio. Cose belle, che piacciono alla gente, e che rendono la vita quotidiana più bella e più vivibile perché fanno entrare la bellezza, il colore, l’armonia delle forme nelle nostre case, e riescono a rendere più personale lo spazio nel quale scorrono le ore della nostra intimità, dei nostri affetti condivisi.

Questi oggetti hanno il pregio di esser fatti con cose semplici, che possiamo trovare dappertutto e che costano davvero poco. Per farli non c’è bisogno di grandi mezzi: un paio di forbici, qualche pezzetto di legno ben tornito, pochi grammi di filato, un trapano, e possiamo tirar fuori una nappina, un bracciale. Bastano, infine, pochi attrezzi semplicissimi, come una piccola bobinatrice, un telaio a mano di dimensioni modeste, di quelli che si possono ancora trovare in qualche atelier artigiano, e un marchingegno per fare un po’ di cordone e qualche vergola. Poche cose, tutte realizzabili con poca spesa, ed è possibile fabbricare una frangia tessuta a mano, bracciali e nappe come quelle che vediamo nei tendaggi di sedi prestigiose, di teatri famosi o di antichi palazzi.

La “preziosità” di questi oggetti non sta tanto nelle materie prime usate quanto, piuttosto, nella capacità, da parte di chi le fabbrica, di trasferire in esse l’abilità, il gusto e la conoscenza. Un artigianato vero, insomma, fatto di piccoli “segreti” che sono tali non perché tenuti nascosti, ma solo perché appartengono all’esperienza e alla comprensione di chi si dedica a questa attività con amore e con passione.

Sono cose, queste, che l’industria con i suoi “processi produttivi” non è riuscita che ad imitare in modo goffo e approssimato, restituendocele spesso sotto forma di oggetti sfornati in serie, ridotti ad una specie di caricatura degli originali e privi di ogni caratteristica che li rende eleganti, belli e desiderabili. La diffusione di questi oggetti nella loro versione “industriale” li ha resi insopportabili a chi abbia un minimo di buon gusto ed ha finito per bandirli dall’uso, relegandoli fra le cianfrusaglie e gli orpelli dei quali si può, anzi, si deve fare a meno in un arredo di classe.

Il caso della passameneria è emblematico di una situazione più generale che ha visto l’artigiano scomparire quasi del tutto dallo scenario delle attività produttive “serie” e relegato nelle pagine di archeologia economica e sociale.

Oggi che l’industria sta mostrando i propri limiti, soprattutto in termini di occupazione (dal momento che le macchine a controllo digitale hanno decimato, sino a sterminarlo quasi del tutto, il lavoro umano relegandolo a semplice riempitivo di funzioni che l’apparato meccanico non riesce a svolgere o che riuscirebbe a svolgere solo a costi superiori) ci si chiede come e in che misura potremo recuperare noi stessi. Sarà forse possibile un giorno che l’industria torni a riconsiderare la necessità di lasciare alla persona umana uno spazio, ma questo giorno appare lontano, e l’orizzonte delle nostre esistenze è più limitato di quello della storia.

Al bisogno, al diritto di risposte immediate occorre dar seguito. Non possiamo aspettare i tempi che le istituzioni impiegano per confezionare le risposte. Sono tempi lunghi, che massacrano le ore e i giorni della nostra esistenza. E quando queste risposte arriveranno, se arriveranno, rischiano di giungere troppo tardi.

E allora?

E allora rimbocchiamoci le maniche. Ricordiamoci che le istituzioni sono anche nostre. Ma dovremo prendere noi l’iniziativa. Non possiamo aspettare che ci arrivi dall’alto. Non c’è un alto e un basso. C’è una strada da percorrere e ci vuole fantasia, intelligenza, creatività, onestà e coraggio. Tutte cose che sono state fortemente penalizzate da una cultura di massa che ci ha visti inchiodati a una realtà piatta e uniformata alle esigenze di una macchina produttiva che aveva bisogno solo di braccia e non di teste. Oggi dobbiamo inventarci il nostro futuro. E’ arrivato il momento di misurarci con noi stessi. Se con un po’ di buona volontà siamo riusciti a fare cose che a prima vista sembravano impossibili, con la stessa buona volontà riusciremo a dar vita al nostro presente di artigiani, persone libere, senza padroni né servi, che si alzano ogni mattina per progettare una giornata nella quale spendere le nostre capacità, la nostra voglia di fare, di collaborare di costruire insieme il nostro presente.

Tornare all’alrtigianato? E perché no? A volte, per fare molti passi avanti e progredire nel cammino, occorre fare qualche passo indietro. Succede, quando ci si accorge che la strada intrapresa non era quella giusta. Con molta umiltà e altrettanto realismo e parecchia concretezza bisogna tornare indietro e ripartire da dove si è sbagliato. E riprendere il cammino. Fermarsi non serve a nulla. E men che meno serve lasciare che la depressione faccia il resto!

Certo, non è né facile né semplice. Ma se lo vogliamo davvero, se ci crediamo, se abbiamo coraggio e buona volontà possiamo farcela!

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