Pubblicato da: Giacomo | 20 novembre 2008

“Le saboteur tranquille”

magritte081

Vorrei proporvi quest’articolo che ho scritto per il blog di un carissimo amico. Siamo artigiani e, in quanto tali, parenti stretti degli artisti: da loro possiamo imparare tanto e, soprattutto, il desiderio di far bene, con le nostre mani e con la nostra testa, quello che facciamo…

Anche in queste cose Internet si sta rivelando un mezzo di comunicazione sociale e di informazione infinitamente più dignitoso della televisione, alla quale ha sottratto il monopolio del cosiddetto “piccolo schermo”. Google, con questa ormai tradizionale (e lodevole) iniziativa di “adattare” il logo -in modo talvolta geniale- al tema di certe ricorrenze, ci ricorda quello che la televisione, per lo più, ignora. Questa ricorrenza, per esempio, del 110 anniversario della nascita di Magritte, mi è stata ricordata  da Google. E l’ho appresa in un modo inaspettato, gradevolissimo e simpatico, con questo logo che riporto. Sempre in omaggio ad Internet, riporto la pagina di Wikipedia, altra grande espressione di cultura democraticissima, dedicata al maestro belga.

« Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto »
(René Magritte)

René François Ghislain Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967) è stato un pittore belga.

Insieme a Paul Delvaux è considerato il maggiore esponente del Surrealismo in Belgio, e uno dei più originali esponenti europei dell’intero movimento. Dopo inizi vicini al Cubismo ed al Futurismo, il suo stile s’incentrò su una tecnica raffigurativa accuratissima basata sul trompe l’oeil, alla pari di Salvador Dalí e di Delvaux, ma senza il ricorso alla simbologia di tipo paranoide del primo o di tipo erotico-anticheggiante del secondo. In passato si è usato ridurre parte dell’opera magrittiana, ad una semplice interpretazione psicologica secondo cui alcune delle sue opere, quelle in cui i volti sono coperti da lenzuola, sono da collegare allo shock avuto dal pittore a tredici anni, quando vide recuperare il cadavere della madre suicida in un fiume, coperta appunto da un panno intorno alla testa. Ma René Magritte, detto anche “le saboteur tranquille” per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, non avvicina il reale per interpretarlo, nè per ritrarlo, ma per mostrarne il Mistero in-definibile. Intenzione del suo lavoro è alludere al Tutto come Mistero e non, definirlo.

Il resto vi invito caldamente a leggerlo sulla pagina che Wikipedia italiano gli dedica.

Da parte mia, ho scelto due opere per ricordarlo:

rene-magritte-gli-amanti

“Gli Amanti”, del 1928. Ogni commento è superfluo.

Per la seguente, invece, mi soffermerò sul titolo: ” Le vacanze di Hegel”:

magritte38

Qualcuno si chiederà perché mai l’abbia intitolato “Le vacanze di Hegel”…

E’ lo stesso Magritte che lo spiega, dicendo che l’idea di porre sopra un ombrello, che serve per sbarazzarsi dell’acqua che sarebbe raccolta dalla nostra testa e dagli abiti che indossiamo, un bicchiere, la cui funzione è esattamente il contrario, e cioè quella di raccogliere l’acqua, è geniale. E ricorda Hegel in quanto è una rappresentazione del famoso schema hegeliano “tesi-antitesi-sintesi”. Una rappresentazione, tuttavia, talmente scherzosa e “leggera”, che non sarebbe mai venuta in mente all’austero Hegel se non durante una vacanza…

Geniale nell’opera e geniale nel dargli un titolo!

Uno dei motivi per cui sono particolarmente affezionato a quest’opera credo che sia dovuto anche al fatto che, almeno a mio parere, in qualche modo ridicolizza un po’ Hegel, un filosofo che non amo affatto e a proposito del quale mi piace citare un paio di “carinerie” (come direbbe qualcuno) che quel buontempone di Arthur Schopenhauer scrisse su Hegel:

  • Hegel è “un ciarlatano pesante e stucchevole”, la sua è “una buffonata filosofica” ovvero “la più vuota, insignificante chiacchierata di cui si sia mai contentata una testa di legno espressa nel gergo più ripugnante e insieme insensato, che ricorda il delirio dei pazzi.”
  • “Quale migliore preparazione per i futuri impiegati governativi e capi sezione, di questa che insegnava a dare l’intera vita allo Stato, ad appartenergli anima e corpo come l’ape all’alveare, a non avere altra mira che di diventare una ruota capace di cooperare a mantenere in piedi la gran macchina dello Stato?”

Dimenticavo che il mitico Arthur aveva, in precedenza, definito Hegel “gran sciupatore di carta e di cervelli“…

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