Pubblicato da: Giacomo | 17 novembre 2008

I primi risultati

Si impara "facendo"...

Si impara "facendo"...

Seguendo, sia pure da lontano, l’andamento del corso, ho scoperto d’essere anch’io un allievo.
Sto, infatti, imparando dai corsisti una cosa: non ci sono limiti alla creatività, alla volontà di apprendere, alla capacità di chi, con fiducia e con ottimismo, si apre alla comprensione, e accetta la sfida, del nuovo. Una lezione, per me, formidabile, della quale sono grato a tutte queste persone che stanno dimostrando, a sé stesse e a tutti, quanto sia importante credere nella possibilità di creare qualcosa che prima non c’era, di dar vita a qualcosa che dimostri quanto ognuno di noi può realizzare se solo ci crede e si rende disponibile ad apprendere.
Una lezione formidabile in un mondo che ti presenta tutte le cose pronte ad essre “usate” e “consumate”. E magari anche ad essere “gettate” una volta che “non servono più”. Credo che sia giunto il momento di cambiare davvero strada e che occorra dare un significato diverso alle “cose” che usiamo. E non c’è metodo migliore, per rendersi conto a fondo di tutto ciò, che “usare le mani e la testa” per “fare” le cose che, poi, entrano a far parte della nostra vita, del nostro quotidiano.
La crisi che stiamo vivendo, che tutto il mondo sta vivendo in questi anni, prima ancora di essere “crisi finanziaria” o “crisi economica” è crisi d’identità, che ha origine in una mancanza di obiettivi quotidiani, di “voglia di fare”, di motivazioni reali che giustifichino l’alzarsi ogni mattina per affrontare un nuovo giorno e che ci portino a farlo con ottimismo, con il piacere di vivere una nuova giornata durante la quale abbiamo la possibilità, facendo il nostro lavoro, di entrare in contatto con materiali che possiamo trasformare per creare cose, oggetti, o anche per dar vita a servizi nei quali crediamo, nei quali mettiamo qualcosa di nostro.

Mi sto facendo prendere un po’ la mano da questi discorsi, ma è talmente grande la soddisfazione nel vedere il risultato di pochi giorni di lavoro svolto con spirito costruttivo e con volontà positiva, che non posso fare a meno di pensare che questa esperienza è simbolica di quello che dovrebbe avvenire su più larga scala e in in ogni settore della vita sociale: rimboccarsi le maniche e darsi da fare -insieme- con la stessa solidarietà e lo stesso spirito di co-operazione che si sperimentano quando -insieme- si “fa gruppo” per apprendere.

Al lavoro...

Al lavoro...

Ho ricevuto le immagini dei primi pezzi che i protagonisti di questo corso sono riusciti a fare.
Eccone qui un paio:

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Si tratta di una nappa cosiddetta “Ballerina” con testa in “satinage” e gonna a fiocchetti, e di una piccola cordoniera con fiocchetto. Due oggetti che richiedono già una certa destrezza nella preparazione della materia prima e dei semilavorati, in particolare il cordoncino e la “ruche”.

E questo dopo neanche tre settimane di “corso”…

La prima Nappa "Ballerina" uscita dalle mani dei corsisti

La prima Nappa "Ballerina" uscita dalle mani dei corsisti...

E’ sempre una conquista quando si riesce a far uscire dalle proprie mani un oggetto finito, e non un semplice “semilavorato” che, per giunta, viene sfornato in modo automatico (o quasi) da una macchina programmata per far uscire oggetti perfettamente identici. In questo campo ogni oggetto è, per così dire, “firmato” dal suo autore, e la differenza si vede, e come!

Dalla collaborazione escono i risultati

Dalla collaborazione escono i risultati

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Responses

  1. questo corso è molto di più, per me, che un corso come tanti, mi mette in gioco la mia autostima, già molto bassa, e mi viene una rabbia……la rabbia di sapere e non riuscire a fare se non provando tante volte, e dopo una volta riuscita non so, a fare un nodo o un satinage, farsi prendere dall’emozione e non riuscire più fare niente, e mi prende una nausea….
    Rosaria è paziente, siamo un buon gruppo di lavoro, verrà la fiducia in me, speriamo
    buona serata

  2. “Farsi prendere dall’emozione”. E’ proprio questo il bello dell’apprendimento, cara e gentilissima Signora Tamara!
    Un’ora, o una settimana in più per apprendere a far bene qualcosa senza privare l’oggetto, che uscirà dalle sue mani, del “valore aggiunto” dell’emozione, sono un’ora, una settimana, ma anche un mese o un anno, ben spesi mi creda!
    L’emozione, all’inizio è sempre un po’ “paralizzante”, ma vedrà che proprio da questa emozione, che oggi la blocca, saprà trarre la migliore enrgia per fare le cose più belle.
    La sua autostima crescerà, mi creda, sempre di più e si consoliderà soprattutto quando riuscirà a scorgere nell’espressione delle persone che avranno per le mani gli oggetti che lei ha fatto, magari anche “ideato” -perché il bello della passamaneria è anche questo: creare cose nuove!- l’ammirazione per quello che è riuscita a fare.
    Da quello che sento raccontare, e che vedo dalle (poche per la verità!) foto che mi giungono mi sembra che stiate facendo progressi enormi!
    Ora si tratta di andare avanti e accettare, di volta in volta, quelle piccole sfide che una tecnica così “composita” presenta ogni giorno.
    Auguro anche a lei un’ottima serata e, soprattutto, un ottimo risveglio!
    Giacomo


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